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Immigrazione e
Tossicodipendenza: Aspetti Culturali |

A cura di
Moreno Marcucci, Ketti Chiappa,
Lucia Bartolacci,
Centro Studi e Ricerche Nostos
illegale. I dati evidenziano, infatti, che le esperienze di abuso di sostanze
stupefacenti sono più compromesse nei marocchini.
I risultati
dello studio, effettuato tra il 1993 e il 1995, conducono ad una distribuzione
statisticamente significativa.
Gli
eroinomani sono soprattutto magrebini, in particolar modo tunisini. Gli
alcolisti sono per metà di origine marocchina (spesso anche politossicomani),
mentre gli algerini consumano soprattutto cannabis.
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Tunisia |
Marocco |
Algeria |
Africa |
Asia |
Est Europa |
Sud Amer. |
|
No abuso apparente |
34.8% |
38.8% |
31.4% |
60% |
57.1% |
82.8% |
60% |
|
eroina |
42.6% |
25.9% |
14% |
5% |
33.3% |
5.5% |
20% |
|
Eroina BDZ alcol |
11.3% |
11.9% |
0% |
4.8% |
3.6% |
0% |
9% |
|
Alcol |
9.2% |
15.4% |
9.9% |
10% |
0% |
4.5% |
0% |
|
Psicofarmaci |
1.4% |
3.5% |
5% |
0% |
4.8% |
0.9% |
0% |
|
Cannabis |
0.7% |
4.5% |
29.8% |
25% |
0% |
2.7% |
0% |
|
cocaina |
0% |
0% |
0.8% |
0% |
0% |
0% |
20% |
In genere, il consumo di droghe
illegali è associato all’arresto per spaccio, mentre non è frequente nei
detenuti arrestati per sfruttamento della prostituzione e per reati contro la
persona.
Si suppone
che per motivi religiosi e culturali, le modalità di assunzione dell’eroina
siano differenti fra i tossicomani immigrati nord africani e quelli autoctoni;
infatti i primi generalmente la assumano per via inalatoria, i secondi
endovenosa. Questa resistenza nei confronti della siringa potrebbe essere
utilizzata a scopo preventivo di riduzione del danno, ed invece risulta un
aspetto non ancora approfondito.
Possiamo
concludere che è necessario prendere in considerazione il disagio psico-sociale
reso manifesto dall’abuso di sostanze stupefacenti da parte della popolazione
immigrata e non ignorare la presenza della condizione di tossicodipendenza.
PROSTITUZIONE
Dopo il
commercio illecito di droghe, la prostituzione è la più grande fonte di guadagno
per il crimine organizzato. Gli immigrati sono spesso costretti in condizioni di
clandestinità e questo gli impedisce il ricorso alle strutture sanitarie,
restringendo enormemente i loro diritti.
Negli anni
’80 le prostitute, per la maggioranza autoctone e professionali, avevano un
elevato potere contrattuale nei confronti dei clienti, potevano decidere
modalità e costi delle prestazioni professionali e giungere a compromessi con le
autorità.
L’ondata di
donne che sono arrivate dall’estero senza permesso di soggiorno, ha fatto si che
decadesse il potere contrattuale sia verso i clienti sia verso le autorità. La
precarietà delle condizioni di vita e lavorative, mette in pericolo la loro
salute psicofisica. La forte repressione delle autorità le costringe a
prestazioni veloci, meno sicure e meno pagate e per di più è limitata la
possibilità di scegliere i clienti. In questa situazione di insicurezza
socio-sanitaria, di esclusione sociale, di povertà e soprattutto di schiavitù
non manca il ricorso alle sostanze stupefacenti per alleviare il dolore, la
frustrazione e l’umiliazione della vita “on the road”. E’ proprio così che si
chiama l’associazione che ha svolto la ricerca “Immigrazioni,
prostituzioni…stupefacenti”.
In questa
ricerca vengono prese in considerazione le donne immigrate, i travestiti e
transessuali immigrati ed i ragazzi di strada che si prostituiscono o vengono
fatti prostituire e che fanno uso di sostanze stupefacenti. La ricerca ha voluto
indagare quali sostanze vengono usate dalle persone che si prestano alla
prostituzione, in base all’etnia d’appartenenza.
Le donne
provenienti dall’Est Europa prediligono l’utilizzo di alcol, caldo compagno
delle serate, sia durante il tempo libero come elemento aggregante del gruppo,
sia durante l’attività lavorativa, come aiuto per combattere il freddo e per
affrontare i clienti.
Per i
transessuali, in genere di nazionalità italiana o sudamericana, c’è la tendenza
ad un forte policonsumo, spesso vengono utilizzate diverse sostanze
contemporaneamente, come ad es. alcol, cocaina, psicofarmaci, antidepressivi ed
altro. Gli scopi per cui vengono assunte queste sostanze sono di vario genere,
dal bisogno di emozioni di euforia durante il tempo libero, alla sopportazione
della depressione e dello sconforto che genera questo tipo di lavoro, dalle
problematiche connesse alla ricerca della propria identità all’automedicazione
che può però portare alla dipendenza.
Le donne
albanesi invece, fanno uso prevalentemente di Cannabinoidi, attraverso i quali
vengono tenute sotto controllo e sfruttate per lo spaccio. Spesso ne fanno uso
anche con il cliente, per creare un rapporto di vicinanza affettiva attraverso
il rito.
Invece i
giovani migranti adolescenti che arrivano dall’Europa centro-orientale, abusano
di cocaina, psicofarmaci, colle, alcol e tutto ciò che possa alterare lo stato
di coscienza. Questi ragazzi spesso sono coinvolti in attività illegali,
prostituzione maschile e sono sottoposti a diverse forme di ricatto.
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