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Immigrazione e Tossicodipendenza: Aspetti Culturali



A cura di Moreno Marcucci, Ketti Chiappa, Lucia Bartolacci,
Centro Studi e Ricerche Nostos

Per concludere la prostituzione da parte di donne e uomini italiane, riguarda ormai quasi esclusivamente persone tossicodipendenti, che non si riconoscono come prostitute ma che usano quest’attività solo per procurarsi la dose. Queste persone vivono storie di profonda emarginazione e di alto rischio sanitario a causa delle scarse precauzioni adottate.

Non ci serve sapere se i clienti sono buoni o cattivi, se sono procacciatori di sostanze o persone doppiamente sedotte, se sono salvatori o aguzzini, la cosa importante, confermata dai dati di questa ricerca è organizzare un intervento in rete, per offrire una riduzione del danno, un sostegno psico-sociale e per mediare con la cittadinanza.

 IPOTESI di CONCLUSIONI

 La presenza di soggetti immigrati nella nostra società è ormai una realtà e noi crediamo che i processi d’integrazione sociale, oltre ad essere alla base dei rapporti di convivenza, rappresentino anche la maniera più adeguata di combattere l’emarginazione sociale e i conseguenti atti criminali che da essi poi traggono origine. Abbiamo voluto evidenziare come l’uso di droghe possa rappresentare, nell’immigrato, una modalità differente rispetto alle problematiche che motivano l’uso di droghe nei soggetti adolescenti occidentali. I recenti orientamenti della psicologia nel campo delle tossicodipendenza ci hanno dimostrato che dietro il cosiddetto uso edonistico della sostanza, esiste uno stato di malessere sociale e individuale nei confronti del quale le droghe hanno un valore di auto-medicazione. L’uso di sostanze psicoattive nell’immigrato invece, è prodotto principalmente dal desiderio di appartenenza etnica e questo è in parte dimostrato dalla scarsa richiesta di aiuto, che significherebbe una patologizzazione della propria etnia. Altro elemento è il superamento della nostalgia come vissuto centrale del processo migratorio e in questo senso l’uso della sostanza oltre a riconfermare la propria appartenenza etnica, acquista valori di aiuto nella sofferenza, prodotta non solo dalla lontananza dal proprio paese e cultura, ma anche dalla difficoltà d’integrazione all’interno delle culture occidentali che risultano sempre molto competitive ed emarginanti. Questo condizionerà in seguito anche le modalità d’intervento e di approccio al problema che risultano complessi e sofisticati sul piano psicologico per gli utenti della società occidentale e viceversa, più centrati su processi d’integrazione e di aiuto sociale, a scapito di una minore intellettualizzazione e complessità d’intervento sul piano mentale, per i soggetti immigrati.

 Bibliografia

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