 |
MUSICA, ALTERAZIONE DI COSCIENZA E IDENTITA’
SESSUALE |

A cura di
Moreno Marcucci,
Simona Zanda
Centro Studi e Ricerche Nostos
Non è possibile individuare la data precisa della nascita della musica che
imperversa ormai nelle discoteche di tutta Europa, se non di tutto il mondo
occidentale: i generi house e techno, sono due filoni collegati che si
basano sull’utilizzo della tecnologia per aumentare la percezione e il piacere e
per evadere dall’opprimente esistenza quotidiana.
La house music
è, come suggerisce il termine, una musica che è possibile riprodurre in casa con
apparecchiature elettroniche, che permettono di condensare in poco spazio e con
una minima spesa il necessario per registrare.
Per comporre la techno
non è necessario aver trascorso una parte significativa della propria infanzia o
adolescenza nei conservatori: la musica deve solo servire da tappeto sonoro
ripetitivo, uguale, mentre i ritmi si fanno più ossessivi, più veloci, più
serrati, trascinando il corpo in un’accelerazione del respiro e del battito
cardiaco con sonorità e luci che modificano le onde cerebrali, talvolta fino
all’induzione di uno stato di trance.
Sul piano fisiologico, l’udito
permette di percepire la musica e ciò è alla base delle successive elaborazioni
psicologiche e affettive. La musica è in grado di modificare alcuni parametri
ematici, elettrofisiologici e cardiopolmonari. La techno tende a far
aumentare la frequenza cardiaca e respiratoria.
La house si aggira su
120-135 battute/min e circa il 50% della programmazione è costituito da canzoni
e predomina l’interessa alla socializzazione, la techno è molto più
veloce ed ossessiva circa il 90% della programmazione è costituito da tracks
(tracce non melodiche di ritmi campionati) e predomina l’interesse verso stati
di alterazione della coscienza, di fusione, se vogliamo usare un termine
psicodinamico.
In discoteca i volumi sono
altissimi, tanto che le vibrazioni sonore possono essere percepite all’interno
del corpo, l’atmosfera è spesso estremamente sensuale e questo effetto è
caratteristico degli ambienti provvisti di sub-woofer: infatti, da alcuni
studi sembra emerso che le basse frequenze ad alto volume operino uno sorta di
“massaggio” genitale. Il controllo della corteccia sulla sostanza reticolare si
altera, disponendosi ad una curva esponenziale, di saturazione, secondo la quale
l’intensità e la durata dello stimolo inibiscono la capacità di controllo
individuale sia sui canali sensoriali aperti (non sol quindi quello acustico)
sia sulla percezione e il controllo delle emozioni, intese come percezione
cognitiva dell’insieme delle funzioni neurofisiologiche attivate. Spettri sonori
complessi permettono di polarizzare l’attenzione meglio dei toni puri, tanto che
le risposte comportamentali appaiono con minor intervallo di latenza, e più
articolate. Studi topografici mostrano come il contenuto armonico attivi le aree
centro temporali e frontali. L’ascolto della musica techno si accompagna
anche a modificazioni del tracciato EEG con una diminuzione del ritmo a ed un
aumento dei ritmi b e q: ovvero c’è una netta prevalenza delle onde cerebrali
correlate alle situazioni di stress (onde b) e correlate a sonno e meditazione
(onde q), rispetto a quelle correlate alle situazioni di rilassamento (onde a).
Parallelamente, c’è un aumento
dello stato di vigilanza, dell’attività psicomotoria, del tono dell’umore e
delle energie, che si accompagna anche ad aumento di frequenza cardiaca e
pressione arteriosa; all’inverso, c’è una diminuzione dell’attenzione,
concentrazione, tempi di reazione e memoria rispetto al gruppo di controllo.
Dato che i soggetti esaminati non hanno fatto uso di alcuna sostanza psicoattiva,
si può pensare che le modificazioni appena descritte siano legate alla
stimolazione acustica e visiva presente in discoteca.
Si è rilevato un aumento della
concentrazione di b-endorfina, noradrenalina e GH durante l’ascolto della
techno, tanto che al termine dei 30 min. di ascolto i livelli plasmatici di
tali sostanze sono assai elevati. ACTH e cortisolo seguono andamenti leggermente
diversi: la techno porta infatti ad un aumento di entrambi questi ormoni.
Infine, adrenalina e prolatina
non vanno incontro a variazioni in seguito dell’ascolto musicale, a parte un
leggero innalzamento (non statisticamente significativo) della prolattina nelle
femmine dopo la techno-music. Confrontando i dati, si può quindi trovare
una correlazione positiva tra i picchi di noradrenalina, GH e b-endorfina, le
modificazioni dello stato emozionale e l’aumento di frequenza cardiaca e
pressione sistolica dopo l’ascolto della techno.
Sembra che la musica techno,
come altre musiche dai ritmi veloci, sia in grado di attivare il sistema
simpatico e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
L’aumento di GH, b-endorfine e
ACTH può essere considerato dipendente dall’attivazione noradrenergica centrale,
quindi responsabile del picco secretorio degli altri ormoni. Il pattern
neuroendocrino indotto dall’ascolto della techno è simile a quello
prodotto dallo stress psicologico, con la differenza che nel primo caso
non c’è aumento della concentrazione plasmatica di adrenalina, come avviene
invece nel secondo caso. Ciò può suggerire che ci sia una diversa percezione
mentale degli stimoli stressori e conseguentemente vi sarebbe la liberazione di
neurotrasmettitori diversi.
Il fatto che la techno-music
sia costituita prevalentemente da tracks, la rende ripetitiva ed
ossessiva: ogni momento musicale è uguale o molto simile al precedente e al
successivo e ciò enfatizza la cristallizzazione del tempo sul presente. La
musica da discoteca se associata a luci psichedeliche, sincronizza le onde
cerebrali sulle frequenze b (13-30 cicli/sec.) e q (4-7 cicli/sec.), ovvero
rispettivamente di tipo stimolante e ipnotico: questo effetto di trascinamento,
se così si può chiamare, prosegue per tutta la notte e costituisce uno stimolo
stressorio di notevole intensità. Nel corso della serata i ritmi accelerano e i
volumi aumentano, fino ad arrivare ad un acme, analogamente a quanto accade
solitamente nelle musiche di possessione: ad un certo punto insorge la trance,
l’identificazione con la musica e il movimento, la sostituzione della coscienza
con l’inconscio.
Purtroppo però, sono poche le
persone che, grazie ad adeguati set e setting, possono raggiungere
la trance senza l’ausilio di sostanze psicoattive, nella maggior parte
dei casi invece tale stato viene raggiunto con l’aiuto di droghe, prime tra
tutte l’MDMA e la cocaina.
L’ecstasy è diventata la
sostanza simbolo della generazione techno in quanto è capace di indurre
potenti sensazioni di empatia e di contatto interpersonale: ma si tratta di una
pseudo-empatia, in cui l’attribuzione delle emozioni ha sempre come riferimento
il polo soggettivo, dove gli stati interni dell’altro restano, di fatto,
sconosciuti, in quanto manca una reale reciprocità affettiva. All’epoca in cui
venne dichiarata illegale (1985), l’ecstasy si era già saldamente
installata nella cultura dei gay club di New York . Tra le motivazioni
che spingono all’assunzione di questa sostanza all’interno delle discoteche e
negli odierni Rave party, vi sono il bisogno di sicurezza, di benessere e
di superamento delle inibizioni sessuali.
Per approfondire l’analisi
degli effetti che gli stimolanti di sintesi possono avere sugli assuntori, è
necessario conoscere l’ambiente nel quale queste sostanze vengono consumate,
dove le figure sonore svolgono un ruolo importante, anche a livello fisiologico:
la discoteca. È in questo ambito che cocaina e MDMA in primis, ma anche LSD,
metanfetamina, canabinoidi, eroina, ketamina, vengono prevalentemente assunti,
sullo sfondo di abuso di alcool e talora di droghe “lecite” come solventi e
nitrito di isobutile-cicloesile di amile.
Data la peculiarità di quest’area
ricreativa e considerando gli effetti empatogeni, entactogeni e
simpaticomimetici dell’ecstasy, è logico pensare che parte delle risposte
del soggetto alla sostanza dipenderanno anche dall’interazione con l’ambiente
circostante, motivando quindi un indagine sulle interrelazioni tra musica e
individuo.
E’ possibile ravvisare notevoli
analogie tra i riti di possessione tradizionali e ciò che accade in discoteca:
Thimoty Leary, pioniere della cultura psichedelica degli anni ’60, parla di “set”
e “setting”, ovvero di disposizione e dispositivo, entrambi
contemporaneamente necessari perché insorga la trance in un soggetto. La
disposizione (set) è l’atteggiamento individuale, composto da attitudini
interiori, personalità, motivazioni, aspettative, che spingono un soggetto a
desiderare la trance, anche se in modo inconsapevole, mentre il dispositivo (setting)
è rappresentato da fattori ambientali esterni, ovvero contesto, ambiente fisico
e sociale, guide, che consentono al soggetto di entrare in trance.
>> AVANTI
| SPORTELLO INFORMAZIONI |
Se pensi di avere o aver avuto un disagio di questo tipo, o che sia capitato a qualcuno che
conosci e desideri confrontarti con un esperto, puoi rivolgerti ai
nostri consulenti cercando la soluzione on line (e non) che fa per te,
clicca qui.
NEWS: Da oggi può effettuare la prenotazione
(specificando il servizio di
consulenza desiderato) telefonando direttamente
presso il nostro Centro Studi e Ricerche "Nostos" al numero 071-7939675.
|  |
|