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MUSICA, ALTERAZIONE DI COSCIENZA E IDENTITA’ SESSUALE



A cura di Moreno Marcucci, Simona Zanda
Centro Studi e Ricerche Nostos

L’uso di sostanze di apertura verso l’inconscio (entactogene) e verso gli altri (empatogene) tipiche dei rituali dove la musica agiva da promotore per stati modificati di coscienza ritorna nell’uso di sostanze allucinogene e derivati della metanfetamina, delle metossianfetamine/triptamine, di funghi nei riti moderni e soprattutto nei rave. Le sostanze vengono assunte anche indipendentemente dalla necessità di raggiungere lo stato di trance, che può arrivare per via anche solo musicale. Nella scenografia dei rave, e in forme diverse anche nelle discoteche techno, si ritrova un insieme di effetti visivi che possono essere considerati induttori di trance.

 Se si considerano attentamente gli effetti neuro-psichici di tali sostanze, si può osservare come buona parte di essi rientrino nell’ambito degli SMC: alterazione della percezione del tempo, dispercezioni visive, aumento della coscienza delle emozioni, alterazioni nelle percezioni dei rapporti spaziali, perdita del limite tra sé e gli altri,modificazione del pensiero con spostamento dell’attenzione verso l’interno e l’inconscio. Il fatto che vi siano set e setting adeguati e il fatto che l’ ecstasy porti di per sé allo sviluppo di SMC, favoriscono l’identificazione con la musica: i limiti corporei sembrano sparire e tutto intorno al soggetto diventa musica. A questo punto, la trasformazione è completata e chi balla è letteralmente posseduto dal proprio inconscio e ciò provoca un piacere a quanto pare indescrivibile a chi non l’ha mai provato.

  Molti raver descrivono addirittura le proprie esperienze come mistiche, si sentono in armonia con l’universo; per loro la trance è un’apertura verso qualcos’altro ed essa viene vissuta come “rivelazione”, più o meno sconvolgente. 

Il rave è un dispositivo di modificazione degli stati di coscienza in cui prevalgono le forze del corpo danzante e dell’emozione su quelli della razionalità e della coscienza ordinaria. Tutto ciò da la possibilità di giocarsi un’altra identità che supera i confini assegnati dai ruoli della vita diurna, un’identità sociale prodotta dall’appartenenza a una tribù che si ritrova per una notte.

È questa la trance metropolitana,  un’apertura a percezioni di sé e degli altri che liberano gli individui dalle catene di un’identità fissa e limitata, dal vincolo di relazioni scandite dall’incessante controllo  delle impressioni che ci sentiamo costretti suscitare in chi ci sta di fronte, che permettono a tante persone di affermare <<con l’ecstasy mi sento veramente me stesso>> e che proprio per queste potenzialità ha avuto, ai tempi in cui non era proibita un interessante impiego in psicoterapia.

Il legame fra musica, capacità di indurre stati modificati di coscienza e assunzione di sostanze psicoattive è molto stretto e  può portare a considerare i rave party e le discoteche come vere e proprie officine della dissociazione.

In ambito psicologico,gli “stati modificati di coscienza” sono quelle variazioni biopsichiche su base fisiologica, spontanee o autoindotte, in cui rientrano, ad esempio, i momenti ipnagogici di rệverie che normalmente precedono il sonno, i momenti ipnopompici che seguono il risveglio dal sonno e il sonno in quanto tale, con o senza il ricordo di sogni.

L’espressione “stato alterato di coscienza” fa riferimento ad un modo di essere del comportamento e dei processi coscienziali generalmente dipendente da condizioni patologiche su base neuro-organica di tipo cronico o accidentale, autoctone o eteroindotte, per alterazioni biochimiche o di origine neuropsichica. Nei comportamenti di tipo episodico, possiamo annoverare le allucinazioni o i deliri da crisi febbrili o da stati di natura tossica, oppure gli stati alterati di coscienza per l’uso di droghe che generano una vera e propria dissociazione.  

Gli stati di “trance” vengono favoriti da induttori come la musica, l’assunzione di droghe e il ballo e producono una molteplicità di Io che possono comunicare, oppure mantenere un’amnesia reciproca, per cui eventi associati ad una certa personalità, ad un certo Io, non sono ricordati da un’altra personalità, da un altro Io che coabita nello stesso corpo. L’oblio è quindi una mancanza di comunicazione fra stati della coscienza e l’inconscio è staccato dallo stato conscio che a sua volta è definito come tale perché è lo stato dominante. Se il presupposto ora definito è plausibile, allora con  Drescher possiamo sostenere che in alcuni casi la dissociazione può essere utilizzata per celare tratti di identità sessuale  gay, troppo angoscianti per essere dichiarati sia pubblicamente sia a sé stessi a causa dell’omofobia internalizzata. Infatti non bisogna sottovalutare che molti uomini gay,a causa dello stigma sociale che li accompagna, hanno avuto ripetute esperienze di eventi traumatici, il cui ricordo, ha generato, una tendenza a rimuovere, in quanto legato a sensazioni di vergogna e angoscia, i vissuti legati alla propria identità sessuale, producendo così un  evidente rinforzo delle attività dissociative.  In questo processo la propria sessualità può essere vissuta come una forza compulsiva che rimane al di fuori del controllo cosciente, dove l’attività sessuale, può aver luogo in uno stato simile a quello di rèverie, assimilabile per l’appunto ad un  fenomeno dissociativo.

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