Il
manuale “Gruppalità in Rete”,edito da Manni Editori, tratteggia
la realtà della socialità in Rete sia in termini
socio-psico-pedagogici, sia in termini psicopatologici, laddove
le varie forme di comunità, evolvendo in gruppalità, nel
particolare contesto mediato, assumono connotati e funzioni
particolari.
Il fenomeno delle
comunità virtuali, fotografato da Rheingold, dimostra la
rivoluzione sociale compiuta dalla tecnologia digitale, grazie
alla quale si è passati da un concetto di comunità molto chiuso
e definito, quale quello elaborato da Tonnies, ad un nuovo
modello di socialità distribuita del Social Network di Lee e
Campbell: si passa, in altre parole, da un’idea piuttosto
sovrapponibile fra Identità personale e sociale dell’individuo
ad una frammentazione infinitesimale dell’identità sociale, per
ricongiungersi nel motto pirandelliano dell’”uno, nessuno e
centomila”applicato all’uomo digitale. L’individuo nell’era di
Internet, pur conservando e difendendo la propria Identità
personale, accetta di comprimerla sempre in più occasioni per
espandere le sue possibilità di interazione sociale. E’ proprio
alla luce di questo compromesso, che l’”uomo digitale”
ristruttura l’idea stessa di società in cui vive in senso
reticolare e disordinato, ove ciascuno assume un ruolo
contingente e decentrato, in un sistema privo di un centro, e
nel quale ora è emittente, ora ricevente, proprio come nella
Rete, nella quale ciascun Pc può essere ora server ora
client, in assenza di un vero e proprio mainframe o
computer centrale.
Questo nuovo modo
di intendere la socialità pervade, ovviamente, tutti gli ambiti
della vita moderna, portando la sua carica di innovazione in
ogni settore: nasce una nuova gruppalità di Rete, alla luce
della quale emerge l’esigenza di una modellizzazione, pur nel
solco della tradizione socio-psicologica, volta a comprendere
più a fondo come i vantaggi e i limiti delle tecnologie di Rete
possano influire sulle performance collettive delle nuove
socialità online. Il manuale, pertanto, si fa carico di
individuare dei particolari setting nei quali studiare i
caratteri, le premesse, i limiti del gruppo online, per dedurne
delle strategie operative in grado di assicurare l’efficacia e
l’efficienza della comunicazione online, laddove nei contesti in
presenza era possibile fare affidamento a indicatori connessi al
linguaggio non verbale.
Partendo dalla
consapevolezza di dover adottare un approccio flessibile ed
aperto al nuovo contesto in cui avviene la comunicazione, si
prende l’avvio, nel primo capitolo, con lo studio del piccolo
gruppo psicologico, noto nella letteratura, evincendo dai vari
modelli psicosociali di Lewin, Quaglino, Tuckman e Forsyth i
connotati tipici della gruppalità “fisica”. Prendendo, poi,
spunto dalle osservazioni di Gibson e Cohen sulle dinamiche
intragruppali dei team virtuali aziendali, si mutuano dal
setting virtuale le condizioni attivanti, necessarie affinché si
possa parlare, nel rispetto della tradizione lewiniana, di
gruppalità anche in Rete. Attraverso infine, il metodo del
confronto fra gruppalità fisica e virtuale, si può assistere
all’emersione di un setting di base per le diverse forme di
gruppalità online (a seconda che si tratti di gruppo di lavoro
aziendale, gruppo di apprendimento etc…).
Nel secondo
capitolo del manuale ci si sofferma, invece, dapprima sulla
compatibilità del setting virtuale, nel particolare caso della
piattaforma di formazione a distanza, con le più note teorie
dell’apprendimento; poi, si passa ad esaminare il setting,
distinguendo il “contenitore” (ossia la piattaforma, quale luogo
virtuale ove avviene la negoziazione sociale della conoscenza)
dal “contenuto” (ossia il progetto formativo, quale strumento
didattico onnicomprensivo, che fornisce le linee operative da
adottare nel rispetto del paradigma costruttivista).
Lo studio della
piattaforma FaD evidenzia il ruolo che le tecnologie possono
svolgere all’interno delle attività di progettazione formativa
(e non solo nella fase della gestione e valutazione della classe
virtuale), portando persino a ipotizzare una negoziazione
sociale della progettazione formativa stessa: il coinvolgimento
di tutti gli attori del processo formativo, infatti,
consentirebbe la formazione di una proto-conoscenza, funzionale
agli sviluppi del percorso di formazione successivo, migliorando
la probabilità di raggiungimento degli obiettivi di
apprendimento attesi
I profili
pedagogici illustrati a seguito delle analisi ora condotte,
trovano un riverbero nella prassi didattica degli ambienti
virtuali di formazione a distanza: nel caso pratico del gruppo
di apprendimento in medicina, illustrato nel quarto capitolo,
viene esaminata la realizzazione di un progetto formativo
completo ed essenziale, che si inserisce nel più ampio quadro
della formazione continua in sanità, voluto dal nostro
legislatore. Si aggiunge a ciò uno studio-pilota, presente nel
terzo capitolo, condotto sulla comunicazione online tipica dei
forum, attraverso il quale è possibile evincere alcune
informazioni circa la “salute” del gruppo di apprendimento
online e che getta le basi per una sperimentazione più ampia e
forse ad una modellizzazione conclusiva delle interazioni in
ambito formativo
Conseguenza
naturale dello studio fisiologico delle dinamiche gruppali in
ambito formativo è lo studio del fenomeno della gruppalità in
Rete in termini patologici, oggetto del quinto e ultimo
capitolo: esiste infatti una forma di comunanza, di socialità
virtuale che può, in presenza di alcuni requisiti, trasformarsi
in patologia, laddove il soggetto manifesti lo sviluppo di una
forma di dipendenza dalla tecnologia e dalla forma di
interazione prescelta. In tal caso, l’identità personale sembra
esistere solo se esiste l’identità sociale, nella particolare
accezione della comunità o del servizio collettivo offerto da un
particolare sito web. Quando l’identità personale viene
compressa a tal punto da indurre l’individuo a ritenersi “vivo”
solo sul web, emerge la psicopatologia, emerge la dipendenza da
Internet, che può assumere varie forme (una per ogni sottotipo
di socialità disponibile online).
Viene condotta qui
un’analisi delle varie forme di dipendenza e verranno suggeriti
i vari approcci terapeutici, frutto di recentissimi studi
compiuti in Italia e nel mondo. Non si potrà non concludere
l’argomento, ponendo l’accento sulla gruppalità, quale momento
terapeutico, ossia nella sua accezione di forma sana di
partecipazione sociale online (il gruppo di auto-aiuto), pronta
a fronteggiare e risolvere quelle psicopatologie, che proprio
nel caso della socialità deviante nel cyberspazio trova terreno
fertile.
Il testo è
disponibile in tutte le librerie o su internet alla pagina
http://www.mannieditori.it/dettaglio_libri.asp?id=936