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Giocatori patologici
e sociali |

A cura di
Ketti Chiappa
Centro Studi e Ricerche Nostos
Giocatore patologico (o compulsivo):
secondo la psicoanalisi, si ipotizza una dimensione masochistica
del giocatore d’azzardo, in quanto il comportamento può essere interpretato come
un inconscio desiderio di perdere; il giocatore aspetta con ansia il risultato
della sua scommessa e gode della tensione che accompagna l’attesa. Forze
inconsapevoli e incontrollabili lo spingono verso questo piacevole supplizio, è
sopraffatto dalla brama di giocare, ma non gioca per guadagnare bensì
esclusivamente per il piacere che deriva dal giocare. E’ motivato dal bisogno di
soddisfare conflitti e pulsioni libidiche.
Il giocatore patologico ricalca le caratteristiche della
struttura di personalità borderline, ovvero: oscillazioni violente del tono
dell’umore, pienezza del coinvolgimento, difficoltà di controllo e altre
manifestazioni di labilità dell’Io, debolezza della rimozione, drammaticità e
precarietà delle relazioni interpersonali.
Giocatore sociale (non patologico): a
differenza del giocatore patologico può smettere di giocare in qualsiasi
momento, nessuno dei suoi valori personali è legato alla vincita o alla perdita,
i valori per lui importanti sono ben altri. Per lui il gioco è un modo per
rilassarsi, è stimolato dall’incentivo del guadagno facile ed è attratto dal
rischio. E’ motivato dal desiderio di un passatempo e di divertimento, sia
consciamente che inconsciamente desidera vincere e di conseguenza si affida più
alla realtà che all’onnipotenza e non è guidato da motivazioni conflittuali e
libidiche. Quando perde abbandono il gioco, così come quando vince, non ama
rischiare molto.
In realtà la maggior parte dei giocatori di azzardo si colloca in
una posizione intermedia, oscillando tra il sociale e il patologico. Risulta più
conveniente includere i giocatori in un gruppo eterogeneo, che si differenzia al
suo interno per il grado di autocontrollo e per l’impiego delle distorsioni
cognitive, che sono:
-
Illusione di controllo:
le persone trattano gli eventi di tipo aleatorio come se fossero sotto il loro
controllo; nelle sue forme estreme può differenziare il sociale dal patologico.
-
La fallacia di Montecarlo:
il giocatore sopravvaluta la probabilità di successo in seguito ad una sequenza
di giocate sfortunate; la familiarità col gioco può incrementare l’assunzione di
rischio. Si gioca alla rincorsa per rifarsi delle perdite, anche questo concorre
a discriminare il sociale dal patologico. Gli eventi positivi sono appresi più
rapidamente e memorizzati più a lungo rispetto agli eventi negativi; questo
fattore può agire da forte rinforzo per il mantenimento del gioco.
-
Conferma della propria esistenza:
grazie a stimoli cognitivi, emozionali e fisici che si sviluppano durante il
gioco. Il giocatore afferma il suo valore individuale grazie ai sentimenti di
autoefficacia che nascono dall’usare la propria abilità nella soluzione di un
problema complesso, quale è il predire un evento. Il gioco d’azzardo è una vera
e propria opportunità identitaria, in molti casi anche istituzionalmente
legittimata.
Il locus of control dei giocatori: la
percezione degli eventi come dipendenti (locus of control interno) oppure come
indipendenti (locus of control esterno) dal proprio controllo, non porta a
costruire una tipologia statistica. Nessun individuo può essere considerato o
totalmente esterno o totalmente interno, il locus of control si riferisce a
diversi aspetti della vita di una persona e quindi varia a seconda delle
circostanze. Il gioco rimane pur sempre una parentesi gioiosa in cui si esce
dalle responsabilità quotidiane e ci si abbandono ad una forza superiore della
dea bendata, indipendentemente dalla posizione del locus of control.
Da una ricerca
sul locus of control possiamo desumere che, vi sono 3 tipologie di giocatori,
che si distinguono in base al ruolo di volta in volta assegnato dagli stessi
alla competenza personale o alla fortuna:
-
Abilità e competenza:
sono i fattori che fanno vincere il giocatore; questa tipologia è tipica di
coloro che scommettono ai cavalli. Si sentono una razza speciale, una comunità e
si percepiscono in contrapposizione col mondo esterno che bolla come “vizio del
gioco” le loro raffinate capacità.
-
Componente aleatoria:
determina la dinamica del gioco; percezione tipica del giocatore di lotto,
lotterie e derivati. Molto spesso sono guidati da superstizione e dai sogni
tradotti in numeri.
-
Equilibrio tra abilità e fortuna:
tipica del giocatore di Totocalcio, che oltre ad affidarsi alla fortuna, crede
anche nelle proprie capacità pronostichi.
Il gioco d’azzardo: vincolo o risorsa?
E’ difficile
stabilire una demarcazione tra giocatore sociale e patologico, per questo ci
dobbiamo affidare a degli indicatori che stabiliscono la patologicità o meno.
Le stesse distorsioni cognitive sono una fonte diagnostica, così
come la compulsività.
Nella nostra società è soprattutto in pericolo la fascia dei
giovani, che si lasciano coinvolgere in maniera particolarmente intensa: il
giocatore sociale si configura come una sorta di “identità vagante”, che vede
nella scommessa un’occasione per dare un significato diverso alla propria vita e
connotati diversi alla sua identità.
Finchè ci si ferma all’immaginazione, ci troviamo di fronte ad un
normale bisogno di evasione dalla quotidianità.
La nostra cultura non promuove le valenze positive del gioco; la
morale stabilisce che il denaro guadagnato senza fatica è peccaminoso (le Borse
allora non dovrebbero esistere!!!). Incombe l’ombra del giocatore peccaminoso ed
allora risulta più tranquillizzante fare di ogni erba un fascio.
>> AVANTI
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