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INTERNET ADDICTION DISORDER


In questi ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di una nuova tecnologia che ha ampliato le possibilità di comunicazione e di accesso alle fonti di informazione fino ad ora sconosciuto. Il processo che stiamo vivendo apre scenari che fino a poco tempo fà erano impensabili e sicuramente i vantaggi che si trarranno da questo nuovo mezzo tecnologico permetteranno all'uomo di sviluppare capacità e potenzialità fino ad ora neanche immaginate. Ma, purtroppo, ogni medaglia ha il suo rovescio; infatti sembra che il rapido sviluppo di questo processo stia producendo dei fenomeni psicopatologici che si esprimono con una sintomatologia simile a quella che osserviamo in soggetti dipendenti da sostanze psicoattive. Un'analisi delle più recenti pubblicazioni internazionali su questo argomento sta evidenziando da varie parti del mondo come l'inadeguato utilizzo della Rete possa indurre in una situazione di dipendenza psicologica con conseguenti danni psichici e funzionali per il soggetto. I.A.D. (Internet Addiction Disorder) indica la sigla psichiatrica con cui si definisce tale patologia; l'internet Addiction Disorder si manifesta sotto forma di sintomi astinenziali e di tolleranza. Il termine si deve allo psichiatra americano Ivan Goldberg che propose dei criteri (diagnostici) mutuati dalla diagnostica per le dipendenze dal DSM. Goldberg con la sua proposta ha dato avvio ad una riflessione che ha incuriosito numerosi psicologi e psichiatri ed ha imposto all'attenzione del mondo il rischio di dipendenza da Internet.
Questi sono i principali sintomi patognomici che caratterizzano l'IAD:
1. bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
2. marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
3. sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell'uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, classici sintomi astinenziali;
4. necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all'intenzione iniziale;
5. impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l'uso di Internet;
6. dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
7. continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete.
Ciò che ci ha stimolato ad iniziare uno studio sulla IAD è, in particolare, la sua analogia psicopatologica con quadri clinici assimilabili all'uso di sostanze psicotrope.Gli elementi in comune da noi analizzati hanno riguardato inizialmente le modificazioni psicologiche che si producono nell'individuo che diviene dipendente dalla rete: perdita delle relazioni interpersonali, modificazioni dell'umore, alterazione del vissuto temporale, cognitività completamente orientata all'utilizzo compulsivo del mezzo; il soggetto tende a sostituire il mondo reale con un oggetto artificioso, quasi una sorta di "feticismo tecnologico", con il quale riesce a costruire un proprio mondo personale e in questo caso virtuale analogo al mondo del tossicodipendente che ha un proprio linguaggio, uno specifico abbigliamento, atteggiamenti e comportamenti diversi e differenti rispetto al mondo reale nel quale è abituato a vivere. La domanda profonda che ci siamo posti è che se questo è vero la tossicodipendenza potrebbe essere vista come un bisogno dell'individuo di crearsi un mondo personale indipendentemente dalla sostanza o strumento che lo rende dipendente. E' evidente che attraverso internet si possono provare intensi e piacevoli sentimenti di fuga, superando on-line i problemi della vita reale, con un effetto simile ai "viaggi"consentiti da alcune droghe e inoltre permette al soggetto di provare un senso di onnipotenza, connesse con il superamento di ogni limite personale e spazio temporale (fenomeno anch'esso presente nell'utilizzatore di sostanze psicotrope).Il fenomeno della distorsione del tempo è di fondamentale importanza per poter meglio comprendere il problema: "qualunque sia la ragione di partenza per avventurarsi nella navigazione on-line,presto si impara che trovare ciò che serve e poi uscire è ben di rado semplice e veloce come aprire il frigo e prendersi qualcosa da mangiare al volo";Il tempo sembra fermarsi in rete, la parola fine non c'è mai; a nostro avviso le cause vanno ricercate nella strutture di internet ed in particolar modo nel suo ipertesto: infiniti collegamenti ci spingono a navigare per ore e ore in maniera afinalistica e sconsiderata.
Molte volte i soggetti che utilizzano le rete, oltre a non rendersi conto delle diverse ore già trascorse dinanzi allo schermo, tendono ad alterarsi facilmente con chi disturba il loro "viaggio";esperienza questa che può essere paragonata alla risposta che un alcolista da ad un amico trovandosi ad una festa "soltanto un biccherino",o a quella del fumatore che dice a se stesso "solo un'ultima sigaretta e andrò a dormire; lo stesso procedimento viene messo in atto dagli internet dipendenti che risponderanno irritati a chi gli chiede di disconnettersi "ancora un minuto e spengo", oppure diranno a se stessi razionalizzando "un altro minuto non farà molta differenza" ma poi rimarranno connessi ancor per ore e ore .Altra caratteristica importante tra gli internet dipendenti è la negazione del problema come spesso accade con qualunque altro tipo di dipendenza; differenza questa a nostro avviso ancor più difficile da riconoscere . E' molto difficile infatti chiedere aiuto per qualcosa che la maggior parte delle persone apprezza per la sua potenza e il suo potere innovativo; e quando questi soggetti vengono messi di fronte alla chiara evidenza di un comportamento tossicomanico si trincerano dietro l'opinione comune secondo la quale internet è grandioso, "non può far male"; Non bisogna scordare che la rete può essere vista e vissuta come un'enorme vetrina sempre in allestimento in cui ogni individuo riscontra una propria soggettività nel modo di viverla; analogamente alla vita "reale" si possono imboccare strade "corrette" e strade "pericolose"; Ogni giorno molti utenti rischiano di allontanarsi dai rapporti interpersonali "faccia a faccia", indispensabili per una vita sana e socialmente equilibrata, preferendo relazioni virtuali; queste inevitabilmente portano ad una spersonalizzazione e ad una proiezione del proprio SE in un luogo non fisico che, data la facilità, la velocità e l'ampiezza geografica dei rapporti il soggetto preferisce. L'utente, nascondendo la propria individualità dietro al proprio monitor, si sente più protetto, più sicuro.


MODALITA' E METODO

Siamo andati a valutare un campione di popolazione reperita grazie alla collaborazione di internet point e biblioteche multimediali sparse nel territorio nazionale. Sono stati valutati 150 soggetti italiani, 90 uomini e 60 donne, d'età compresa tra i 15 e i 44 anni ( I risultati ottenuti sono relativi ad un campione parziale di 150 soggetti d'età compresa tra i 15 ed i 45 anni; il campione di studio totale della nostra ricerca è di 500 soggetti, ancora da ultimare); a questi soggetti è stato somministrato un test da noi realizzato a cui abbiano dato il nome di Internet Trap Test (I.T.T.) ed chi ha ottenuto un punteggio elevato è stato sottoposto ad un particolare colloquio da noi messo a punto. L'I.T.T. è un test che permette di verificare il grado di intossicazione raggiunto dal soggetto nei confronti della nuova tecnologia Internet. Il test è costituito da 25 Items a cui il soggetto può rispondere:sempre, spesso, ogni tanto, raramente, mai. Gli autori hanno formulato i 25 items, basandosi sui criteri del DSM-4, indagando sulla dipendenza, sull'abuso, sul livello di intossicazione raggiunto, sulla consapevolezza, sull' astinenza, sul sonno, sulla gestione dei rapporti interpersonali e sulla presenza di possibili tratti schizoidi e impulsivi.

SOMMINISTRAZIONE


La somministrazione del test avviene in due fasi. Nella prima fase il test va somministrato al soggetto non dando limiti temporali di tempo nell'esecuzione. La seconda fase cerca, invece, di valutare, attraverso un colloquio mirato, la frequenza di alcuni disturbi (a volte psicopatologici) riscontrati nel test; in questa fase, inoltre, i soggetti vengono contattati per ottenere informazioni a proposito delle caratteristiche socio-culturali, della personalità, della presenza attuale o passata di patologie medico-psichiatriche.

 

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