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REALTA'
VIRTUALI E IDENTITA' SOGGETTIVA:
FRA NUOVI MONDI
E PSICOPATOLOGIA DEL SE
Studio
clinico e approcci terapeutici |
Introduzione
La diffusione delle nuove tecnologie sta modificando in breve tempo le nostre
abitudini e le modalità d'intendere i processi di comunicazione. I nostri
parametri spazio temporali mutano continuamente in relazione al costante
aggiornamento delle nuove tecnologie e con esse si modifica sempre più il nostro
sistema di comunicazione con gli "altri significativi". In passato scrivere una
lettera richiedeva tempi lunghi, talvolta non si era neanche sicuri che il
destinatario l'avesse ricevuta. Questa estate durante le ferie estive mi sono
trovato, per altro con piacere, a scrivere delle cartoline, cercare francobolli
o la buca delle lettere. Mi sono sentito un "cavernicolo" ormai ampiamente
abituato a comunicare attraverso la posta elettronica e le chat-line.
La tecnologia modifica le nostre abitudini e la nostra vita, ma a fronte degli
innumerevoli vantaggi apportati dall'applicazione di queste nuove tecniche
iniziano a manifestarsi "situazioni particolari" definite da alcuni autori come
psicotecnologie.
L'utilizzo delle nuove apparecchiature interagisce con il nostro apparato
psichico e per la prima volta nella storia del genere umano, l'uomo ha ideato un
dispositivo che lo costringe a adeguarsi al "suo" modo di " pensare"; l'utilizzo
del personal computer richiede un reale adattamento mentale al suo funzionamento
e di conseguenza spinge il soggetto a adeguare le proprie funzioni cognitive al
funzionamento della macchina. Alcuni studiosi statunitensi hanno evidenziato un
cambiamento nelle modalità di comunicazione del linguaggio parlato degli
adolescenti in relazione all'uso dell'informatica. Sempre più spesso
questi adolescenti terminano le frasi in tono crescente e lievemente dubitativo,
come per suggerire che tutto quanto dicono sia una domanda più che
un'affermazione (fenomeno battezzato come upspeak). La natura condizionale e
aperta di questo nuovo modo di parlare sembra suggerire che i pensieri di
ciascuno, per avere un senso ed essere convalidati, debbano essere sempre
collegati alle relazioni altrui.
C'è apparso quindi indispensabile analizzare le modificazioni che si verificano
nella psiche umana in rapporto con l'ormai totale diffusione della rete e, per
quanto riguarda noi operatori delle salute mentale, il possibile approccio per
quei fenomeni psicopatologici riuniti nella sigla di IAD (Internet Addiction
Disorder) che sempre più frequentemente si manifestano nella pratica clinica.
Elementi di psicopatologia.
L'utilizzo della rete e delle varie applicazioni è in grado di determinare un
ampliamento ed una errata percezione dei confini del Sé. Presi nel vortice dei
rapporti sociali, dividiamo disperatamente la nostra limitata attenzione,
concedendo frammenti della nostra coscienza a ogni cosa o persona che richieda
il nostro tempo. Nel farlo, rischiamo di perderci pian piano nella rete
labirintica di connessioni mutevoli e temporanee in cui siamo sempre più
integrati. Gergen scrive: "Questa frammentazione della percezione di sé
corrisponde a una molteplicità di relazioni incoerenti e fra loro sconnesse.
Queste relazioni ci spingono in una miriade di direzioni, invitandoci a
interpretare una varietà di ruoli tale da far sfumare il concetto stesso di sé
autentico, dotato di caratteristiche conoscibili. Il sé completamente saturato
diventa un non sé.
D'altro canto la mancanza di una reale presenza fisica e l'impossibilità di
poter accedere a tutta una serie di messaggi non verbali ai quali siamo abituati
nelle relazioni interpersonali diminuisce la possibilità di accesso a tutta una
serie d'informazioni fondamentali nell'interazione tra due individui. Questi due
fenomeni appena descritti sono alla base di sensazioni d'onnipotenza legate
all'uso di Internet e ai vissuti di depersonalizzazione spesso descritti nelle
situazioni di grave intossicazione.
Elemento fondamentale per comprendere le dinamiche legate alla dipendenza da
Internet è il fenomeno della "distorsione del tempo" prodotta dalle chat.
La comunicazione in chat possiede "l'interattività" che le permette di essere
assimilata alle altre forme di comunicazione verbale. Ciò porta istintivamente a
confrontarla con esse e a considerare come unità di misura del tempo il volume
di informazioni trasmesse e ricevute. Purtroppo nonostante l'interattività, la
chat è comunque più lenta di una comunicazione verbale, per cui alla fine di una
conversazione in cui ci si sono scambiate "tot" informazioni il tempo trascorso
sarà molto maggiore di quanto sarebbe stato se la comunicazione fosse avvenuta a
voce. Questo però viene percepito solo successivamente quando controllando
l'orologio si vede che, come sempre, si è stati in chat molto più tempo di
quanto non ci si era prefissati. Non è solo la chat a possedere questa
peculiarità ma a nostro avviso tutta la struttura del net, sebbene con forme
diverse, amplifica il problema tempo. Fra tutti ricordiamo l'ipertesto, elemento
fondamentale della rete, costituito da una serie infinita di collegamenti che
ci portano a navigare per ore e ore ricercando e reperendo una quantità
così vasta d'informazioni che la mente umana non può "contenere" e rendendo in
questo modo il nostro "viaggio" vano.
Problematica psicopatologica legata alla distorsione del tempo è l'alterazione
spazio temporale prodotta nel soggetto che rimane collegato per molte ore,
talvolta per giorni, in internet. Alcuni pazienti vanno incontro ad un'
inversione del ritmo sonno veglia e a veri e propri stati deliranti in rapporto
al costante utilizzo della rete, questi sono i casi di M e di G.
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