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ACCENNI DI CYBERPEDOFILIA

Il mezzo di comunicazione per eccellenza dell'era moderna, figlio della tecnologia è rappresentato dal mondo di Internet, la cosiddetta Rete.

Ma oltre ad essere, questo, uno strumento che offre infinite possibilità di conoscenza e di arricchimento culturale, può anche essere un'arma a doppio taglio se utilizzata da mani, anzi menti sbagliate.

Ricerche attuali hanno dimostrato che questo mezzo è in grado di attrarre a sé le persone e di creare o alimentare comportamenti di dipendenza con estrema velocità, riuscendo persino a deviare il senso della realtà e del sé; si evidenzia la tendenza progressiva a passare più tempo con la tecnologia che con le persone, tanto che alcuni soggetti non riescono, se non con molta difficoltà, a percepire il limite che separa la virtualità fittizia dalla realtà, o a passare velocemente dall'una all'altra dimensione.

Lo sviluppo così rapido della tecnologia, ha forzatamente costretto l'uomo ad una ristrutturazione cognitiva molto veloce per potersi adattare alle nuove richieste dell'ambiente. L'uomo analogico si è trovato ad un tratto scaraventato dentro un nuovo mondo, un mondo così ingannevole che nei suoi meandri e intrecci di reti interminabili cela anche pericolosi lati oscuri.

Tra questi, forse quello a destare maggiore avversione è rappresentato dalla cyberpedofilia o dalla pedofilia on-line: sembra che solo ora, con l'avvento d'Internet, l'opinione pubblica si fosse improvvisamente resa conto dell'esistenza di questo fenomeno che invece ha radici molto antiche. L'abuso sessuale nei confronti dei minori è, infatti, sempre esistito, ma quasi sempre taciuto tra le mura domestiche; erano, e lo sono ancora, i familiari in primis, amici e conoscenti ad abusare dell'Innocenza, ma la Rete ha portato alla luce tutto questo.

Non vogliamo affermare che Internet crea pedofili, che sono tali prima di navigare on-line, ma che ha dato loro la forza a volte di uscire allo scoperto, questo sì.

Prima di continuare ad argomentare la cyberpedofilia, soffermiamoci un momento sulla pedofilia come comportamento patologico.

Nella visione classica (Freud, 1905 e Fenichel, 1945) la pedofilia rappresentava una scelta oggettuale narcisistica, nel senso che il pedofilo vedeva il bambino come un'immagine riflessa di se stesso. Queste persone venivano considerate impotenti e deboli che sceglievano i bambini in quanto opponevano meno resistenze rispetto ai partner adulti ed erano causa di minore ansia riguardo l'angoscia di castrazione.

Attualmente la clinica ritiene che molti pedofili soffrano di una patologia narcisistica del carattere e che l'attività sessuale con i bambini possa rafforzare la fragile stima di sé; stare a contatto con i bambini li aiuta a mantenere un' immagine positiva di se stessi. L'ansia riguardo all'invecchiamento e la paura della morte vengono esorcizzate attraverso l'atto sessuale col bambino.

Spesso i pedofili sono essi stessi delle vittime di abusi infantili e una specie di vendetta o di trionfo potrebbe trasformare un trauma passivo in una vittimizzazione attiva.

Il pedofilo con un blocco evolutivo è sessualmente attratto da persone più giovani sin dall'adolescenza; il pedofilo regredito invece, è attratto sessualmente dai più giovani solo con il giungere dell'età adulta.

Il DSM-IV-TR definisce la pedofilia una parafilia, vale a dire un insieme di fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, che in genere riguardano oggetti non animati, dolore e umiliazione inflitti a sé o al partner, e nella fattispecie, coinvolgimento di bambini o adulti non consenzienti.  Pedofilo è colui che svolge attività sessuale con bambini prepuberi (prima di 13 anni); ha almeno 16 anni ed ha come minimo cinque anni in più della vittima.

Osservando il comportamento, criminale in questo caso specifico, da un'ottica sistemico-relazionale, sottolineiamo che esso risulta da un insieme di dinamiche complesse, da processi d'interazione con l'ambiente esterno, dalle norme, dal proprio sé. L'agire umano è condizionato dalle informazioni che si accumulano vivendo, dalle relazioni con l'ambiente circostante e soprattutto dai rapporti interpersonali.  Sarebbe troppo semplicistico ridurre questo insieme di azioni e reazioni alla sola spinta pulsionale.

 

Solitamente la pedofilia è vissuta a livello egosintonico e molto raramente il soggetto richiede spontaneamente un aiuto clinico. Il pedofilo è cosciente di commettere atti illegali, quindi attua strategie per mantenere segreta la propria perversione. La famiglia, per paura di essere condannata dagli altri, tende a fingere normalità all'interno del nucleo.

I bambini, in assenza di azioni sessuali violente, possono anche percepire queste esperienze come piacevoli e non chiedere aiuto; altri invece, vivono l'esperienza come estremamente vergognosa e portatrice di gravi conseguenze se scoperta da altre persone, quindi bloccano tutto dentro, con l'aiuto del seviziatore che alimenta continuamente i sentimenti di vergogna.

L'innovazione più sorprendente dataci da Internet è la sua capacità di eliminare tutte le distanze con un solo click della mano, ha il merito o il demerito forse, di superare tutti i confini tradizionali dello spazio e del tempo. Lì dentro è possibile essere ciò che si desidera, lì dentro si è ciò che si digita di essere.

La Rete oltrepassa i limiti consueti e chi utilizza un computer con accesso a Internet è diventato cittadino del mondo; la comunicazione con altri è agevolata, desideri e curiosità vengono liberate per riempire uno spazio di vuoto e di solitudine.

E' una realtà virtuale parallela a quella reale dove ci si può nascondere, dove menti deboli e malate s'incontrano, "parlano", quasi sempre ignare della reale identità di chi si trova dall'altro capo del filo.

Il mondo virtuale è il regno della finzione, è il teatro dove chiunque può portare in scena le proprie debolezze.

Il cyberspazio può consentire ad un pedofilo, inibito nella realtà circostante, demonizzato dall'opinione pubblica e spaventato dalle conseguenze dei propri impulsi, un acting-out e la liberazione della propria perversione non vissuta sino a quel momento.

Al contrario della comunicazione faccia a faccia, dove è quasi impossibile evitare un contatto fisico o

relazionale, la Rete offre la possibilità di nascondersi dietro un monitor e una tastiera, così freddi, così poco umani e impalpabili. Tutto ciò che nel mondo reale viene colpevolizzato, stigmatizzato e aborrito, nel cyberspazio sembra diventare possibile e fattibile.

L'invisibilità annulla i preconcetti, dissolve gli imbarazzi e garantisce maggiori libertà espressive rispetto all'interazione faccia a faccia.

Tramite Internet la persona emarginata all'interno della società, come il pedofilo, si sente rassicurata dall'anonimato che il mezzo sembra offrire e dal vedere tanti come lui provare i suoi stessi impulsi.

Mettendo in comunicazione pedofili di tutto il mondo, la Rete ha offerto l'occasione di considerare essi stessi normali e normali le proprie pulsioni, dando per di più la spinta a convalidare la propria sessualità.

Vedere tanti come lui, conduce alla reiterazione delle fantasie, alla rimozione dei sensi di colpa e lo spinge sempre più oltre, alla ricerca di soddisfazione.

Internet ha reso possibile lo sviluppo di una dimensione organizzata della pedofilia, ha alimentato l'offerta on-line di azioni legate allo sfruttamento minorile. E' una grande banca dati per chi vuole soddisfare e appagare a livello visivo le proprie fantasie; l'uso di immagini, infatti, materializza l'idea ossessiva e conduce alla reiterazione e al rinforzo della perversione.

Il computer è ideale per i produttori di pornografia minorile perché permette, appunto, lo scambio di materiale pedopornografico e di creare immagini di bambini inesistenti impegnati in attività sessuali.

Tali immagini non sono solo promotrici di fantasie, ma rinforzano l'attrazione che il pedofilo prova nei confronti dei bambini e il suo processo di giustificazione.

Oltre ad offrire il presunto anonimato, l'utilizzo di Internet è accompagnato da disinibizione on-line prima e off-line in seguito; il salto dalla virtualità alla realtà può essere molto breve.

Nel mondo esterno è il corpo che comunica, lo sguardo, un gesto; nel mondo telematico è la scrittura, sono le parole a descrivere una personalità, a narrare una vita, a raccontare una o tante bugie. E' facile mentire scrivendo ed è semplice essere disinibiti, tanto al primo sospetto si può scappare via.

 

Tra le molte novità conseguenti la nascita di Internet s'inserisce anche la cosiddetta information technology, importante perché ha introdotto alcune modifiche alle tradizionali forme criminali, come frodi e truffe, traffico d'armi, terrorismo, prostituzione; ha portato alla nascita di nuove forme criminali, come appunto la cyberpedofilia, la diffusione di virus informatici, il cyberterrorismo, truffe telematiche via e-mail; infine ha alterato la percezione del crimine in quanto, interponendo il monitor tra criminale e vittima, ha mutato la percezione della gravità del fatto commesso, la percezione della vittima e la valutazione dei rischi di essere scoperti e catturati.

 

La rete telematica offre però anche il grande vantaggio di poter studiare da vicino, senza intermediari, i comportamenti dei pedofili nell'atto di adescamento dei bambini attraverso le chat, lo stile comunicativo utilizzato, le strategie di cui si avvalgono per infondere fiducia nel bambino.

Gli studi sul campo evidenziano che l'atteggiamento del minore gioca un ruolo importante nella possibilità di contatto da parte del pedofilo. Sembra che bambini molto curiosi, disinibiti ed interessati a temi sessuali, vengano contattati con maggiore facilità dal pedofilo, che cerca un approccio di tipo diverso da quello telematico, più stretto, come quello telefonico o via e-mail.

I bambini con un carattere estroverso, contenti di parlare di se stessi, delle proprie esperienze e sentimenti, sembrano una preda più facile e più ambita dal pedofilo, che inserisce argomenti molto attrattivi per catturare il minore nella Rete. I bambini prescelti sono anche quelli poco controllati dai genitori, che utilizzano il computer all'interno della propria camera e non raccontano agli adulti, o forse non viene loro chiesto, cosa hanno fatto tutto il pomeriggio chiusi tra quelle quattro mura.

Quello che fa il pedofilo on-line, è introdursi nella solitudine del bambino, alimentare le sue lamentele sulla vita familiare; agisce in modo da distanziare il minore dai genitori e portarlo dalla sua parte, come se formassero un'alleanza del noi contro loro. Cerca di diventare il miglior amico e il più grande confidente del bambino ignaro.

 

Il pedofilo telematico ama trovarsi in posizione dominante, sentirsi competente agli occhi del bambino, avere di fronte persone che non sanno ingannare, non sanno offendere e non sanno reagire in modo scortese o violento.

I vari studi effettuati sulla pedofilia on-line, hanno portato ad ipotizzare alcuni tratti della personalità di questi individui. Il cyberpedofilo ha bisogno di compensare sentimenti d'inferiorità, inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio negativo, ha un carattere evitante che potrebbe essere interpretato come la paura di non potersi mostrare all'altezza delle aspettative dell'altro; potrebbe esibire aspetti problematici della personalità che cerca di nascondere adottando meccanismi di difesa maladattivi.

Cercare contatti coi bambini, anziché con adulti, si potrebbe tradurre come la ricerca di rapporti interpersonali protetti, all'interno dei quali sentirsi più sicuri.

Altri studi hanno portato alla distinzione di varie tipologie comportamentali di pedofili nella Rete:

  • Comportamento pedofilo voieuristico: fruizione di materiale pedopornografico senza avere mai contatti fisici coi bambini
  • comportamento pedofilo misto: utilizzo di materiale pedopornografico e rari contatti fisici coi bambini
  • comportamento pedofilo misto: come sopra ma con contatti fisici coi frequenti e riprodotti
  • comportamento pedofilo centrato sull'abuso fisico, ricercato attraverso turismo sessuale e prostituzione minorile.

 

Non pensiamo di trovarci di fronte un mostro, con i capelli bianchi e la bava alla bocca!

Il pedofilo telematico è un individuo socialmente inserito, quasi sempre maschio, di età compresa tra i 20 e 30 anni, buon titolo di studio, con nessun precedente, la maggior parte delle volte celibe.

Spesso la modalità d'approccio on-line è simile, nel senso che vengono utilizzate tecniche comuni da pedofili diversi: iniziano subito a creare un clima di fiducia e amicizia fingendosi coetanei dei bambini, si assicurano più e più volte che il bambino sia solo o comunque che non sia controllato da persone adulte; poi gradualmente introducono argomenti sessuali, inviando a volte fotografie pedopornografiche per convincere il minore che tali comportamenti sono normali e che gli altri bambini sono sessualmente attivi; in seguito sondano la curiosità sessuale del bambino, prescrivendogli compiti come compiere atti sessuali; l'approccio continua poi via telefono o via e-mail, infine tenta di convincere il bambino ad un incontro reale, faccia a faccia.

Navigando in Rete, non è difficile imbattersi in siti pedofili camuffati in associazioni a favore dei diritti dei bambini. Il linguaggio utilizzato è studiato in modo da persuadere il lettore che la pedofilia non è una strana forma di perversione sessuale, ma un modo diverso di amare i bambini. Cercano di convincere chi legge, che sono loro ad avere più a cuore la felicità dei minori e associano felicità con sessualità, ritenendo che sono le persone "normali" a schiavizzare il bambino non consentendogli libertà di espressione sessuale che invece è insita nella natura dello stesso (un po' come diceva Freud, affermando che il bambino è un essere perverso e polimorfo).

Argomentano che se i minori sono consenzienti non può sussistere il reato.

E' possibile tutelare i minori da eventuali adescamenti on-line e non solo. Spiegare loro i pericoli cui possono andare incontro accedendo alla Rete, insegnare a non fidarsi di chi non si conosce e offre cose troppo belle per essere vere, a non dare indirizzi o numeri telefonici; spronare sempre i bambini a parlare con i genitori o insegnanti di qualsiasi cosa. Il computer è bene tenerlo in un luogo della casa visibile, non in camera del bambino in modo da poter controllare cosa fa, con chi digita, in quali siti è entrato. Oltre a questi semplici accorgimenti, sono disponibili anche dei software che memorizzano le pagine visitate sul web, le conversazioni fatte in rete, non permettono l'accesso a siti per adulti, o a frasi e parole vietate.

Tutto questo non concede il permesso d'incriminare Internet in quanto tale, ma le persone che lo usano o ne abusano per azioni immorali o per dare libero sfogo alle proprie ossessioni e perversioni. In fondo il computer è un oggetto inanimato, sono le persone a dargli un'anima entrando on-line.

Non è la rete a creare i pedofili, che come abbiamo detto sono tali ancora prima di accedere al web, ma possiamo tranquillamente sostenere che ha potuto, a volte, slatentizzare una patologia preesistente che dormiva nel fondo del mondo intrapsichico.

 

Dott.ssa Lucia Bartolacci  Psicologa Clinica e di Comunità

 

 

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