Una mattina come tante: una stazione ferroviaria e una donna che attraversa i binari, chissà se lo ha fatto per tentare di prendere il treno che stava per arrivare mossa dalla fretta di rientrare a casa dopo il viaggio. Purtroppo, quel che è successo è drammatico: la donna viene investita da un treno in transito. Una tragedia! I soccorritori accorrono sul posto e il primo pensiero di ognuno di noi dovrebbe essere “Chissà come starà la donna investita”. Invece no, l’investimento, così come lo stato di salute della malcapitata, sembra esser passato in secondo piano a causa di un ragazzo, poco più che ventenne, che di fronte a questa scena decide di scattarsi un selfie che riprenda quanto sta accadendo. 

Come si può arrivare a tanto? «Viviamo in una società sempre più narcisista dove il rispetto per la vita umana viene messo in secondo piano. L’unica cosa importante è ottenere visualizzazioni e like, poter dire “Io c’ero”. Un atteggiamento del genere prima dell’arrivo dei social sarebbe stato incomprensibile e soprattutto “condannato”. Adesso, invece, questi episodi sono all’ordine del giorno. Quando si verifica un incidente la prima reazione non è più quella di paura o smarrimento, ma siamo tutti pronti e lucidissimi nel tirare fuori dalla tasca il nostro smartphone per immortalare la scena e acquisire notorietà. Diventare virali è l’unica cosa che conta nella società di oggi, poco importa se questo atteggiamento può esser giudicato superficiale e sinonimo di poca intelligenza, oltre che di sensibilità», sostiene Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, Presidente dell’Associazione Di.Te. 

C’è qualcosa che possiamo fare?«Bisognerebbe smetterla di riportare queste notizie, soprattutto se accompagnate da foto e immagini. Così si rischia di dare ancora più importanza alle persone che compiono questi gesti folli. L’ego di una persona che, con naturalezza, si scatta un selfie assieme ad una donna appena investita da un treno non va in alcun modo alimentato, bensì dovrebbe essere ignorato, sminuito. Solo così, non facendolo sentire importante, si riuscirà a eliminare ciò che voleva il ragazzo: visibilità e apparenza», conclude Giuseppe Lavenia.

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Lezione di vita 4.0